domenica, 28 gennaio 2007
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Dopo la visione di The Prestige se c'è una cosa che lo spettatore impara è che un trucco di magia è fatto da tre parti: la promessa, la svolta e il prestigio. Il film ripercorre esattamente le tre fasi e il prestigio vale tutto il film.La storia è quella di due maghi, colleghi e amici di un "creatore di prestigi" per il quale lavorano. Uno dei due, Rober Angier (Hugh Jackman) è sposato con Julia che però non riesce a liberarsi dalle funi durante un numero in una vasca piena d'acqua e muore. Il nodo che non era riuscita a sciogliere era stato fatto dal collega e amico Alfred Borden (Christian Bale) e così nasce la storia di una gara tra due maghi alla ricerca del numero più sensazionale ma fatta anche di vendetta e tiri bassi fino a che Borden non presenta al pubblico il "Trasporto Umano".
Il film inizia con Borden in carcere per l'omicidio di Julia e da lì parte un lungo flashback in cui legge i diari del collega Angier il quale a sua volta aveva trafugato quello di Borden perché era ossessionato dal Trasporto Umano. Angier arriverà fino in Colorado per incontrare Nicola Tesla, scienziato realmente esistito e uno dei fautori della corrente alternata e degli studi sui campi magnetici, interpretato superbamente dal Duca Bianco, sua maestà David Bowie, quasi più freddo delle nevi di Colorado Springs.
Il tema principale del film è quello della dualità. Da una parte ovviamente Angier e Borden, "l'uomo del prestigio" contro "l'uomo della vasca", lo stesso Tesla contro Edison, l'amante di Borden contro la moglie e...quì mi fermo per non svelare troppo di una trama che è davvero interessante.
Quando i pezzi del puzzle cominciano pian piano a prendere forma lo spettatore cerca di capire quale sia il trucco dietro il prestigio finale di Angier e modestamente io ci sono riuscito prima che venisse svelato.
In ogni caso un gran bel film, bella trama, inizialmente forse un po' troppo diluita nelle due ore e spiccioli del film ma sicuramente coinvolgente. Bravi gli attori tranne forse la Johansson che forse con tutti questi film non riesce a interpretare un ruolo come si deve.
recensioni, cinema, film, the prestige
sabato, 13 gennaio 2007
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Quando vedo un film di Tarantino mi viene sempre da pensare "Questo ragazzo deve aver avuto un'infanzia difficile". Quando vedo un film di Mel Gibson penso "Gli mancava solo il fanatismo religioso".I film, ovviamente quelli che cercano dai avere un determinato spessore, solitamente hanno un argomento che va oltre il fattarello semplicemente raccontato dal regista. In Apocalypto questo contesto non saprei individuarlo. Non lo vedrei come un film sulle civiltà pre-colombiane perché non credo siano trattate con la giusta adeguatezza storica, non è un fim sui conquistadores spagnoli perché arrivano solo negli ultimi istanti del film e non hanno alcuna voce in capitolo. L'unico che mi sembra plausibile è l'amore familiare, quello di un padre per la propria moglie e i figli, i quali vengono lasciati dall'uomo sul fondo di una specie di pozzo per scampare alla furia dell'assalto del loro villaggio.
L'uomo viene fatto progioniero e portato fino a una grande città Maya dalla quale tenterà la fuga. Il periodo storico è definito ed è proprio corrispondente agli sbarchi dei primi europei in Centro America, quando la civiltà Maya stava vivendo un periodo di profonda crisi a causa di malattie e carestie. Per placare questa crisi attribuita agli dei i "selvaggi" cominciano a versare sangue dei nemici dagli altari delle loro grandi piramidi.
Premetto che parlerò quasi a ruota libera perciò chi vuole goderselo al cinema è meglio che non legga oltre.
Il titolo Apocalypto farebbe pensare a un'apocalisse. Immagino che Mel Gibson si riferisca a quella che stava colpendo i Maya in quel periodo ma nel film ha un ruolo decisamente minore. Quello che mi ha più infastidito del film è stato il trattare questa popolazione come dei selvaggi ignoranti, superstiziosi e sanguinari, con aria di superiorità. I Maya invece erano dei grandi astronomi e già avevano cominciato a comprendere la differenza tra nebulose e stelle quando in Europa eravamo ancora nelle mani di ciarlatani del calibro di preti e astrologhi. L'eclisse che compare nel film probabilmente dai veri Maya sarebbe stata ampiamente prevista. Avevano persino il calendario di 365 giorni. Ovviamente che facessero dei sacrifici umani è provato, noi a quel tempo bruciavamo streghe, eretici e scienziati...
Come in The Passion il film è in lingua originale ma con la differenza che oggi il Maya che è ancora parlato da alcune centinaia di migliaia di persone. Infine la violenza tanto annunciata c'è ma sinceramente mi aspettavo molto di più. Scene crude e truculente ma niente di particolarmente impressionante. Il film non è noioso, scorre piuttosto bene nonostante sia lunghetto. Non è un capolavoro ma si lascia guardare, tralasciando le implicazioni di cui sopra. Se siete indecisi su cosa andare a vedere in questo periodo credo prometta meglio The Pursuit Of Happiness di Muccino che spero di vedere in settimana.
recensioni, cinema, gibson, apocalypto
venerdì, 05 gennaio 2007
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Tutti gli uomini del re potrebbe far pensare a un film porno (come dimenticare "Tutte le donne del presidente" coff coff) e invece si tratta di una pellicola del tutto pulita (anche se molto meno divertente di un porno) da poco nelle sale e che ho visto un paio di sere fa. Il cast è di prim'ordine: la parte del protagonista è stata affidata a Sean Penn il cui padrino è nientepocodimeno che Antony "Hannibal" Hopkins, Jude Law nella parte di un giornalista innamorato di Kate WInslet, il "Sorpano" James Gandolfini e Patricia Clarkson direttamente da Six Feet Under.Questo dovrebbe essere il secondo film tratto dal romanzo di Robert Penn Warrenn, dopo la prima edizione del 1949. La storia fondamentalmente tratta di un intrigo politico nel quale si trova invischiato Willie Stark, un bifolco della Luisiana che improvvisamente si trova a correre per la carica di Governatore del suo stato. Il film è molto lungo, 140 min, ed è diviso in due parti: la prima in cui si racconta l'ascesa del personaggio che si ribella a chi l'ha messo lì solo per rubare voti all'altro candidato democratico in modo da far vincere i repubblicani, e la seconda la discesa di un uomo sopraffatto dal potere, che si trova a dover combattere un impeachment con le stesse armi usate dai nemici che una volta osteggiava.
Il film è molto bello, la storia è intrigante e appassionante, soprattutto nella seconda parte, ma ha due grandi difetti: l'adattamento e la regia. Il primo è sintomatico del doppiaggio, ovviamente non si può rendere in italiano l'accento del sud degli USA ma visto che in Italia non ci facciamo mancare niente Stalker sembrava doppiato da Tonino Di Pietro. Certi film non dovrebbero essere doppiati, si perde troppo della recitazione originale. Per quanto riguarda la regia il film già è lungo e pesante, poi ci si mette un montaggio fatti di flashback incollati quà e là con lo sputo e ripetuti più volte, e infine Steve Zaillian fa di tutto per renderlo il più lento possibile e a tratti confuso nelle prime battute. Bisogna stare molto attenti per capire per filo e per segno tutta la storia.
Sicuramente Tutti Gli Uomini del Re non è un film per tutti, e si è visto in sala tra quelli che parlavano dei cazzi loro e chi dormiva. Chi ci va deve sapere che va incontro a una bella storia ma pesante (che non è sinonimo di brutto) e lento in alcuni tratti. Sconsigliato in orari post-pasto e ultimo spettacolo per non cadere nelle braccia di Zefiro.
recensioni, cinema, tutti gli uomini del re, all the kings men
martedì, 12 dicembre 2006
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Stavolta la sveglia non è stata inutile e stasera si va a vedere l'Aida alla Scala. Olè. Tornando indietro di qualche giorno arriviamo a qualche sera fa, quando sono andato con Melissa ( :* ) a vedere questo bel film, Candy, che in Italia è arrivato con il nome Paradiso e Inferno, del regista australiano Neil Armfield.Come recita il sottotitolo "A novel of love and addiction" sono questi gli elementi principali del film. Da una parte l'amore profondo tra Dan, un poeta, e Candy, una studentessa d'arte, dall'altro la loro dipendenza da una droga come l'eroina che lascia poco scampo. Dietro questo ritratto un po' bohemien c'è un argomento di degrado sociale, attuale oggi come lo era Trainspotting nel 1996, con il quale ha in comune alcuni motivi ma che li vede da un'ottica molto più seria.
Il film è diviso in tre momenti, paradiso, terra e inferno, quello più profondo nel quale cadono nel momento in cui tentano di smettere. C'è un momento che la dipendenza prende il sopravvento sul piacere di assumere la droga e quando Candy si rende conto di dover smettere per il bene del bimbo che ha in grembo è troppo tardi.
Decisamente un bel film, impegnato, serio, poco natalizio e proprio per questo consigliatissimo in un periodo in cui i cinema trasudano banalità (vedi Olè, Natale a New York o Nativity)
recensioni, cinema, paradiso, inferno, candy
martedì, 21 novembre 2006
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Dopo aver visto certi film ci rimani. Non perché ti hanno fatto riflettere (figuriamoci), bensì perché sono talmente scoppiati che non riesci a concepire come una mente umana abbia potuto fare tutto questo. Dopo aver visto Tommy però ti ricordi che è pur sempre fatto dagli Who, poi pensi che era il 1975 e le droghe a quel tempo avevano la lsd maiuscola.
Trama: in un mondo dove la religione di Stato adora Marilyn Monroe (il cui prete è un certo Eric Clapton) un bambino, cieco, muto e sordo perde il padre durante la seconda guerra mondiale. Si chiude in sè e diventa oggetto di scherno per amici e parenti.
Cresce e trova lavoro presso un locale a luci rosse dove la padrona di casa è Acid Queen (Tina Turner) e già la parola acid fa capire molte cose. Tommy (da grande Roger Daltry) scappa di casa e si trova in uno scasso per automobili dove un altro Tommy (credo sia inutile cercare una metafora in un film del genere) lo conduce a un flipper (che cazzo ci fa un flipper in una rimessa per auto?). Inizia a giocare e la polizia, attirata dalle luci psichedeliche che improvvisamente fuoriescono dalle automobili mentre gioca (!!!).
Diventa ricco e famoso giocando a flipper e diventa ufficialmente il campione quando sfida il detentore del titolo, un Elton John sui trampoli e che gioca con un flipper che al posto dei tasti ha una tastiera musicale. La mamma, che vive nel lusso più sfrenato, un giorno si sente in colpa e lo porta da un medico (Jack Nicholson) ma non succede niente. Tornano a casa e da un momento all'altro Tommy esce pazzo, sfonda uno specchio e comincia a correre per il mondo cantando e ballando. A questo punto diventa il Messia di una religione che idolatra il flipper e fonda un
campo estivo per imparare a giocare a flipper con gli occhi, le orecchie e la bocca coperte. Un giorno durante una delle lezioni gli studenti si ribellano e distruggono tutto. Tommy riesce a fuggire nuotando su per il fiume. Film finito.
Un film a dir poco geniale, sottovalutato e avantissimo per quei tempi. Non c'è un dialogo che sia uno, solo canzoni degli Who dal primo all'ultimo minuto, in alcuni casi cantate dagli special guests come Tina Turner che canta Acid Queen e Sir Elton John con Pinball Wizard. Tanto rock come Can't Explain, Eyesight to the Blind, Go To The Mirror, I'm Free e così via. Ci sono anche svariati cd con l'esecuzione live della band che non è l'unica opera teatrale della band (il film è la trasposizione del musical), infatti viene seguita da Quadrophenia 4 anni dopo, nel 1973. E il mondo avrebbe conosciuto una trilogia completata con Who's Next se il progetto, almeno per la parte teatrale per fortuna il cd è tra noi, non fosse stato abbandonato sul nascere.
Ecco un piccolo assaggio di Tommy:
Tra l'altro vorrei ricordare che metà degli Who sono ancora vivi, vegeti e produttivi ed è da poco uscito The Endless Wire basato su una novella di Daltry (ma non sta mai fermo?).
Trama: in un mondo dove la religione di Stato adora Marilyn Monroe (il cui prete è un certo Eric Clapton) un bambino, cieco, muto e sordo perde il padre durante la seconda guerra mondiale. Si chiude in sè e diventa oggetto di scherno per amici e parenti.
Cresce e trova lavoro presso un locale a luci rosse dove la padrona di casa è Acid Queen (Tina Turner) e già la parola acid fa capire molte cose. Tommy (da grande Roger Daltry) scappa di casa e si trova in uno scasso per automobili dove un altro Tommy (credo sia inutile cercare una metafora in un film del genere) lo conduce a un flipper (che cazzo ci fa un flipper in una rimessa per auto?). Inizia a giocare e la polizia, attirata dalle luci psichedeliche che improvvisamente fuoriescono dalle automobili mentre gioca (!!!).
Diventa ricco e famoso giocando a flipper e diventa ufficialmente il campione quando sfida il detentore del titolo, un Elton John sui trampoli e che gioca con un flipper che al posto dei tasti ha una tastiera musicale. La mamma, che vive nel lusso più sfrenato, un giorno si sente in colpa e lo porta da un medico (Jack Nicholson) ma non succede niente. Tornano a casa e da un momento all'altro Tommy esce pazzo, sfonda uno specchio e comincia a correre per il mondo cantando e ballando. A questo punto diventa il Messia di una religione che idolatra il flipper e fonda un
campo estivo per imparare a giocare a flipper con gli occhi, le orecchie e la bocca coperte. Un giorno durante una delle lezioni gli studenti si ribellano e distruggono tutto. Tommy riesce a fuggire nuotando su per il fiume. Film finito.Un film a dir poco geniale, sottovalutato e avantissimo per quei tempi. Non c'è un dialogo che sia uno, solo canzoni degli Who dal primo all'ultimo minuto, in alcuni casi cantate dagli special guests come Tina Turner che canta Acid Queen e Sir Elton John con Pinball Wizard. Tanto rock come Can't Explain, Eyesight to the Blind, Go To The Mirror, I'm Free e così via. Ci sono anche svariati cd con l'esecuzione live della band che non è l'unica opera teatrale della band (il film è la trasposizione del musical), infatti viene seguita da Quadrophenia 4 anni dopo, nel 1973. E il mondo avrebbe conosciuto una trilogia completata con Who's Next se il progetto, almeno per la parte teatrale per fortuna il cd è tra noi, non fosse stato abbandonato sul nascere.
Ecco un piccolo assaggio di Tommy:
Tra l'altro vorrei ricordare che metà degli Who sono ancora vivi, vegeti e produttivi ed è da poco uscito The Endless Wire basato su una novella di Daltry (ma non sta mai fermo?).
musica, recensioni, cinema, film, tommy, musical, who
domenica, 19 novembre 2006
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E' una Mariantonietta inedita quella che Sofia Coppola porta sugli schermi, sembra più una ragazzina dei giorni nostri che una sovrana del diciottesimo secolo di uno degli stati più potenti del tempo. Immersa nel suo mondo "confettoso" di Versailles fatto di lusso, feste di corte e gioco d'azzardo Kirsten Dunst regge bene il suo ruolo quasi di one woman show.La storia ripercorre la vita della regina da quando a 15 anni fu data in sposa al delfino di Francia Luigi XVI, di un anno più grande. L'inizio del film in effetti è molto lento per la quasi totale mancanza di dialoghi, una scelta piuttosto discutibile contando che la storia non è che offra chissà quale spunto di sorpresa per lo spettatore. Tutta la prima metà del film si regge su due fatti: l'inimicizia tra Maria Antonietta e la contessa Du Barry, la favorita del re, e il
matrimonio reale che non viene consumato dalla coppia. I pettegoli del tempo narrano che non ci fu alcun rapporto sessuale per i primi 7 anni di matrimonio tant'è che quando i due salirono ufficialmente al trono in seguito alla morte di Luigi XV, avvenuta il 10 maggio 1774, ancora non era in vista nessun erede. Il delfino preferiva infatti occuparsi dei suoi chiavistelli, la sua passione. La cosa cambiò quando venne in visita a Versailles Giuseppe II, fratello di Maria Antonietta, che smosse un po' le acque. Dal matrimonio nascono 4 figli ma nel film mi sembra ne appaiano solo 3. O meglio, ne appaiono 2, Maria Teresa e, credo, Maria Sofia Elena Beatrice, la quartogenita, che muore all'età di un anno per tubercolosi, è protagonista solo della scena del suo funerale. Gli ultimi 3 anni vengono raccontati molto velocemente e si arriva fino al giorno della presa della Bastiglia con l'assedio di Versailles e la deportazione dei sovraini da parte dei repubblicano. Non vorrei sbagliarmi ma manca all'appello il terzogenito, Luigi Carlo morto durante la detenzione dopo la rivoluzione a circa 10 anni. Maria Teresa sarà l'unica che si salverà dall'eccidio, anche suo fratello minore morirà poco prima della rivoluzione di problemi respiratori.Maria Antonietta, madame Du Barry, la contessa di Polignac, il conte Fersen, non vi stupite se qualcuno esclama "Ma Lady Oscar dov'è?". Se la prima parte del film è piuttosto noiosa in seguito la cosa migliora, diciamo che un 6,5 ci sta bene. Sofia Coppola cerca quasi di giustificare i suoi comportamenti, in fondo era poco più di una bambina, e lo si capisce anche quando smentisce di aver detto la famosa frase "Il popolo non ha il pane? Che mangino brioches". E' un bel modo di raccontare un personaggio storico cercando il più possibile di attualizzarlo, grazie anche alla colonna sonora molto rockeggiante.
recensioni, cinema, diario, maria antonietta, marie antoniette
domenica, 12 novembre 2006
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Aspettavo con una certa ansia il nuovo film di Tornatore. Vidi La Leggenda Del Pianista sull'Oceano e mi emozionò tantissimo. Quest'estate poi ho scoperto Nuovo Cinema Paradiso ed è stato altrettanto bello. Poi ovviamente ci sono Malena e il Camorrista. Non sapevo sarebbe uscito a breve un suo nuovo film, dopo aver visto il trailer mi sono più o meno detto "Ma da quando Tornatore si è messo a fare i thriller?". La storia è senza dubbio originale e di attualità: nella ricca provincia trevigiana una ragazza polacca fa di tutto per farsi prendere a lavorare presso una coppia di orafi che hanno una bambina. Cercando di svelare il meno possibile gli sviluppi, presto il passato della ragazza tornerà a bussare prepotentemente alla sua porta rendendo la vita molto difficile a lei e alla famiglia che la ospita. Grazie ai numerosi e brevi flashback lo spettatore comincia a conoscere Irene prima di diventare una diligente colf.
La trama senza dubbio è bella e commovente perché parla del disagio sociale degli immigrati che spesso vengono costretti su un marciapiede a prostituirsi. E anche quando i conti sembravano chiusi non è sempre detta l'ultima parola. La prima metà del film è un po' lenta, la protagonista scava a fondo alla ricerca di quello che le serve sapere della coppia, senza momenti di particolare tensione. Poi quando tutte le tessere del mosaico vanno al loro posto e compongono la storia nel suo insieme diventa avvincente.
parole, pensieri, recensioni, cinema, diario, tornatore, la sconosciuta
lunedì, 23 ottobre 2006
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Ieri sera, appartamento di Via Brioschi 82. Andrea: "Michele renditi presentabile che tra mezz'ora arriva la mia ex ragazza con un'amica e rimangono a cena da noi". Più che dovermi rendermi presentabile io in mezz'ora la vera sfida era rendere presentabile casa. Le camere erano in uno stato accettabile ma la cucina era qualcosa di mistico, per sgrassare i residui di una settimana di cucina ci voleva il napalm (oppure donna Antonia, la signora delle pulizie che è ora in azione). Per risolvere il problema abbiamo chiuso la porticina della cucina, l'avevo detto che era di importanza strategica. Poi quando uscivo fuori al balcone respiravo aria di casa, aria di Salerno. Cumuli di spazzatura che avrebbero fatto gola a Bassolino e a qualche termovalorizzatore. Risolto, più o meno, il problema immondizia generale arrivano le ragazze, ceniamo, serata tranquilla, fumiamo l'immancabile narghilé (oramai l'attrazione principale di casa mia) e guardiamo un film. L'appartamento spagnolo.La storia è di un ragazzo francese, tale Xavier, studente di economia, che lascia la madre e la ragazza a Parigi per partire in scambio alla volta di Barcellona. Una volta arrivato si trova ovviamente come un pesce fuor d'acqua e il primo problema da risolvere è la ricerca di un appartamento. Dopo aver girato si imbatte in una casa piena di studenti stranieri, un po' come al parlamento di Strasburgo c'è un'inglese, un tedesco, un italiano (che si riconosce appena apre bocca per parlare inglese che è italiano), una belga e una spagnola. Una gabbia di matti insomma.
Piano piano comincia ad ambientarsi e scopre Barcellona per quella che è: una città eccezionale, la migliore in cui andare in Erasmus. Pensando, poco, allo studio e tanto al divertimento trascorre un anno indimenticabile che gli cambierà totalmente la vita. E visto che noi studenti di economia siamo dei fresconi si scopa anche la moglie di un tizio conosciuto in aereoporto.
L'anno scorso la domanda per andare in Erasmus l'ho fatta ma purtroppo non sono riuscito ad entrare in graduatoria, anche se probabilmente con gli esami indietro non sarei potuto partire comunque. E la cosa mi è dispiaciuta un casino perché è un'esperienza che voglio fare fortemente. Ne riparliamo alla specialistica. E' anche vero che in un certo senso anche io sono in scambio, dopotutto gli 800km che ho fatto per andare a studiare a Milano non credo siano molti meno di quelli che separano Barcellona da Parigi, l'unico vantaggio forse è di avere la stessa lingua.
(P.S.: e quì voglio un commento della mia scambista coreana preferita).
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, diario, spagna, scambio, erasmus, universitÃ
lunedì, 16 ottobre 2006
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Sotto molto aspetti la nuova creatura di Woody Allen è molto simile a Match Point, il film della scorsa stagione che gli è valso una nomination agli Oscar. Innanzitutto entrambi si svolgono a Londra. Il regista di New York per antonomasia sembrerebbe aver abbandonato lo skyline della grande mela per le case in stile vittoriano dei quartieri ricchi della capitale inglese. Altro elemento in comune con Match Point è proprio il contesto della classe ricca inglese. Terzo punto infine è l'omicidio, anzi, la ricerca dell'omicidio perfetto. Ma Scoop non è un clone di Match Point. Quello che lo differenzia è un certo clima a volte surreale creato dalle apparizioni del fantasma di Joe Strombel e dallo stesso regista che non se ne sta seduto sulla sedia con su scritto Director ma prende parte al film con il personaggio di Sid, mago a volte ingenuo a volte graffiante con le sue battute.Tutto inizia sulla barca che traghetta le anime dei morti da una sponda all'altra del fiume dell'aldilà. A prua capeggia la figura scusa coperta dal mantello e armata di falce della Morte mentre dietro le anime appena giunte. Tra queste quelle di un giornalista particolarmente apprezzato e aggressivo in vita, Joe Strombel, che riesce a fiutare uno scoop parlando con una segretaria che sospetta di essere stata avvelenata dal suo capo perché aveva scoperto qualcosa di troppo. Joe non riesce a resistere alla tentazione di fare il suo ultimo e più grande scoop e si butta dalla barca risalendo il fiume. Nel frattempo Sondra Pranski si trova allo spettacolo del mago Sid Waterman e durante un numero dove la ragazza fa da aiutante le appare Joe che le racconta i dettagli del caso. Sondra non si farà scappare la notizia e cercherà di indagare insieme a Sid sul sospettato, un ricco figlio di Lord, apparentemente l'ultima persona che possa essere un serial killer ("può aver ucciso al massimo 1 o 2 persone" cit.), del quale finirà però per innamorarsi.
Il film scorre molto piacevole, la storia tiene e non è per niente scontata. Ci sa fare anche con i gialli il signor Allen. Memorabili alcune delle sue battute a volte cattive e ciniche come quelle di Grucho Marx da un personaggio che sembra avere più una fanciullesca innocenza alla Charlie Chaplin. Quella che più mi ha fatto rotolare dalle risate però è stata: "Sono nato di fede ebraica, ma dopo mi sono convertito al narcisismo". OK, probabilmente riderò solo io. Buon inizio di settimana a tutti!
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, diario, woody allen, scoop, scarlett johansson
mercoledì, 04 ottobre 2006
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Nono giorno da sfibrato. Oggi giorno di particolari bestemmie contro la Fastweb vista la fatidica e tanto agognata data. Il 4 ottobre non vi dice niente? Beh non siete fan di Lost perché stanotte inizia in USA la terza serie. E io chissà quando potrò vedermi le puntate.
Senza i miei episodi quotidiani di Twin Peaks, che ho interrotto tristemente con l'agente Cooper scagionato e i quesiti aperti sulla Loggia Bianca e sulla Loggia Nera, devo affidarmi la sera a quello che propone la TV italiana.
Come dicono tutti i manuali di guerra e di economia (non che ci sia molta differenza di strategia tre le 2) "conosci il tuo nemico per sconfiggerlo". E io così ho fatto, ho visto il mio nemico infiltrarsi nella mia tv, l'ho osservato in ogni sua mossa, ho cercato di capire le sue strategie di plagio delle menti e sono arrivato a una, inesorabile, fantozziana conclusione: "Tre metri sopra il cielo è una cagata pazzesca".
Prendi una ragazza piuttosto cretina, fighetta, che se la tira e mettila nel contesto del ceto facoltoso romano. Fatto? Bene, ora prendi un perfetto idiota, motociclista, teppista, che si crea conflitti familiari quando viene da una famiglia che povera non è. Il perfetto stereotipo creato da James Dean 50 anni fa ma con il carisma di una formica depressa. Fatto? Bene, ora mischia acqua e colla vinilica in parti uguali. Festa a casa di lei senza i genitori. Arriva il gruppo di teppisti che sfascia tutto, rovina tutto e lui prende lei con strani intenti e le fa una doccia vestita. Evidentemente puzzava. Ovviamente, come succederebbe ad ogni persona sana di mente, lei si innamora di lui. Eh? Quì qualcosa non torna. Arriva uno, ti sfonda la casa picchia il tuo ex-ragazzo, cerca di violentarti e tu te ne innamori? Certo lei è fondamentalmente una ragazzina repressa e vogliosa di essere pisellata per uscire dalla sua condizione di tristezza però cazzo, a tutto c'è un limite. Corse di moto clandestine, discoteche tamarre e ovviamente il loro amore giunge a compimento. Poi una serie di cliché come l'ex ragazza di lui gelosa che cerca di rovinare la storia con una sciarpa, la professoressa stronza che la minaccia di bocciatura e un paio di scopate versione "'o famo strano e pericoloso". Finale a sorpresa (hahaha) con la morte del migliore amico di lui (si capisce dopo 10 minuti circa di film che lui muore) e fuga di lui da tutto e da tutti. Perché lui è uno tosto, oh yeah.
Quello che mi ha colpito subito sono stati gli attori. Lei soprattutto ha l'espressività pari a quella di un culo di pessima fattura, certi culi ti trasmettono più sentimenti. Tra l'altro mi è anche giunta notizia che è una mia collega bocconiana quindi in questo momento potrebbe starmi osservando. Paura. Lui è un pelino meglio ma davvero perché peggio di lei non si può recitare. La storia è piatta e scontata, terribilmente scontata. Dopo che i due si mettono insieme c'è semplicemente la narrazione di 2 o 3 episodi del loro "grande e epico amore", come se fosse una mini soap-opera insomma. Il grande e epico amore, che ispira legioni di ragazzine, finisce tutto d'un tratto lasciandomi all'incirca così :-| . Cazzo, il tempo delle mele era meglio! Menomale che dopo mi sono rotolato dalle risate sul divano con i Griffin e Mai Dire Reality. No sul serio, non buttate un'ora e mezzo della vostra vita. Non guardate quel film.
Senza i miei episodi quotidiani di Twin Peaks, che ho interrotto tristemente con l'agente Cooper scagionato e i quesiti aperti sulla Loggia Bianca e sulla Loggia Nera, devo affidarmi la sera a quello che propone la TV italiana.
Come dicono tutti i manuali di guerra e di economia (non che ci sia molta differenza di strategia tre le 2) "conosci il tuo nemico per sconfiggerlo". E io così ho fatto, ho visto il mio nemico infiltrarsi nella mia tv, l'ho osservato in ogni sua mossa, ho cercato di capire le sue strategie di plagio delle menti e sono arrivato a una, inesorabile, fantozziana conclusione: "Tre metri sopra il cielo è una cagata pazzesca".
Prendi una ragazza piuttosto cretina, fighetta, che se la tira e mettila nel contesto del ceto facoltoso romano. Fatto? Bene, ora prendi un perfetto idiota, motociclista, teppista, che si crea conflitti familiari quando viene da una famiglia che povera non è. Il perfetto stereotipo creato da James Dean 50 anni fa ma con il carisma di una formica depressa. Fatto? Bene, ora mischia acqua e colla vinilica in parti uguali. Festa a casa di lei senza i genitori. Arriva il gruppo di teppisti che sfascia tutto, rovina tutto e lui prende lei con strani intenti e le fa una doccia vestita. Evidentemente puzzava. Ovviamente, come succederebbe ad ogni persona sana di mente, lei si innamora di lui. Eh? Quì qualcosa non torna. Arriva uno, ti sfonda la casa picchia il tuo ex-ragazzo, cerca di violentarti e tu te ne innamori? Certo lei è fondamentalmente una ragazzina repressa e vogliosa di essere pisellata per uscire dalla sua condizione di tristezza però cazzo, a tutto c'è un limite. Corse di moto clandestine, discoteche tamarre e ovviamente il loro amore giunge a compimento. Poi una serie di cliché come l'ex ragazza di lui gelosa che cerca di rovinare la storia con una sciarpa, la professoressa stronza che la minaccia di bocciatura e un paio di scopate versione "'o famo strano e pericoloso". Finale a sorpresa (hahaha) con la morte del migliore amico di lui (si capisce dopo 10 minuti circa di film che lui muore) e fuga di lui da tutto e da tutti. Perché lui è uno tosto, oh yeah.
Quello che mi ha colpito subito sono stati gli attori. Lei soprattutto ha l'espressività pari a quella di un culo di pessima fattura, certi culi ti trasmettono più sentimenti. Tra l'altro mi è anche giunta notizia che è una mia collega bocconiana quindi in questo momento potrebbe starmi osservando. Paura. Lui è un pelino meglio ma davvero perché peggio di lei non si può recitare. La storia è piatta e scontata, terribilmente scontata. Dopo che i due si mettono insieme c'è semplicemente la narrazione di 2 o 3 episodi del loro "grande e epico amore", come se fosse una mini soap-opera insomma. Il grande e epico amore, che ispira legioni di ragazzine, finisce tutto d'un tratto lasciandomi all'incirca così :-| . Cazzo, il tempo delle mele era meglio! Menomale che dopo mi sono rotolato dalle risate sul divano con i Griffin e Mai Dire Reality. No sul serio, non buttate un'ora e mezzo della vostra vita. Non guardate quel film.
parole, pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, diario, 3msc, 3 metri sopra il cielo, cagate pazzesche
mercoledì, 27 settembre 2006
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Dopo i corridoi del Velodromo passo alle aule di informatica dell'Università anche se a casa si è giunti a un accordo sull'abbonamento a internet quindi manca solo che terminano la pratica di trasloco e dovrei essere di nuovo fibrato. Ho dovuto scaricare anche un attimo una versione di Portable Firefox altrimenti quà "arrevutavo" il computer. Dopo la massacrante giornata di ieri quella di oggi sembra una barzelletta, dalle 14.30 alle 19.30 ma in una ventina di minuti dovrei riuscire a parlare di The Queen.Il film è stato presentato all'ultima mostra del cinema di Venezia dove ha ricevuto qualcosa come 5 minuti di stainding ovation. La trama ovviamente non è di quelle che ti lasciano con il fiato sospeso. L'aspetto importante è la descrizione che il regista riserva ai personaggi, su tutti quello della Regina Elisabetta. Il periodo temporale è quello che va dall'elezione di Tony Blair ai funerali di Lady Diana, un arco di poche settimane credo. Tenendo fuori le teorie cospirazioniste (a parte qualche battutina di un collaboratore del primo ministro) il film descrive il rapporto tra la regina e Blair, primo ministro laburista la cui popolarità oggi tocca minimi storici ma che allora si propose con un programma a dir poco rivoluzionario e riformatore. Tutte le vicende sono corredate da humor tipicamente inglese, come ad esempio la scena della nomina del presidente del consiglio designato da parte della regina. Non un film per tutti, chi non piace il genere cadrà tra le braccia di Morfeo entro la prima mezz'ora.
La regina è ovviamente descritta come tutti ce l'aspettiamo, fredda e rigida, che non riesce, e non vuole perchè così le hanno insegnato, ad esternare i suoi sentimenti. E che si stupisce e si indigna di fronte alle dimostrazioni pubbliche d'affetto da parte dei sudditi per Lady D. Come dicevano i Pink Floyd "Hanging on a quiet desperation is the english way". Solo quando si ritrova nel bel mezzo della sua immensa tenuta, di fronte a un cervo maestoso, si commuove e mostra per l'unica volta un lato umano.
In contrasto con l'austerità regale c'è Tony Blair e la sua famiglia, che nonostante la sua posizione riesce a mantenere saldi i suoi rapporti familiari. Se da un lato ci sono i ritratti di un millennio di famiglia reale dall'altro ci sono le foto e i disegni dei figli.
Ma nonostante il suo carattere riformista Tony Blair cerca di supplire alle mancanze della regina nel momento del bisogno, quando i sudditi la accusano di non aver mosso un dito o proferito parola nel momento del lutto. Insomma un bel film su due dei protagonisti del nostro secolo. Consigliato a chi piace il genere o a chi vuole approfondire alcuni aspetti del British Establishment.
(mancano 10 minuti, devo scappare a lezione, buona giornata a tutti!)
varie, parole, riflessioni, cinema, news, diario, film, personale, londra, notizie, inghilterra, novità , the queen, recensionepensieri
martedì, 12 settembre 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Escludendo la scuola Tarantino, quanti film davvero pulp e davvero belli ci sono? Di quelli con la giusta commistione di sangue, violenza, storie di strada, di vendette e vicissitudini che si intrecciano come un gomitolo del quale riesci a sciogliere tutti i nodi senza nemmeno accorgertene, a raffica, ma solo negli ultimi 10 minuti di film. A me viene in mente solo Seven, almeno prima di vedere Patto Criminale. Tutto inizia in un aereoporto, una scena totalmente asettica, bianca da accecare, come un ospedale, con delle poltroncine blu che fanno da contrasto. Su una di queste è seduto un uomo che viene avvicinato da un paraplegico (Bruce Willis) che gli racconta una storia avvenuta alcuni anni prima. Una questione di soldi e scommesse negli anni 70: una puntata sicura su un cavallo dopato e un padre di famiglia che punta tutti i suoi risparmi, senza fare i conti però sul cuore del povero cavallo che collassa a pochi metri dal traguardo. La storia finisce nel sangue quando il boss locale, al quale era stata girata la scommessa, viene a sapere del fatto. La scena torna all'aereoporto e l'uomo sulla sedia a rotelle si mostra essere il famigerato Goodkat e scopre tutta la sua arte di killer spietato mostrando al pover'uomo la Kansas City Shaft.
Dopo quest'introduzione, che tornerà balenando nella mente quando tutti i nodi verranno al pettine, la
storia si muove sul povero Slevin (Josh Hartnett) che va a trovare un suo caro amico in un momento della sua vita in cui un po' tutto va storto. Ma il peggio gli piomba in casa sottoforma di 2 buzzurri del Boss (Morgan Freeman) che lo scambiano per l'amico il quale doveva una discreta somma alla mala. Come se non bastasse l'amico era debitore anche del Rabbino (Ben Kingsley), acerrimo nemico del Boss. E nel frattempo il vero debitore continua a non farsi vedere costringendo Slevin a doversi togliere da questa molto scottante situazione. Situazione che si fa ancora più scottante, ma nel senso buono, quando conosce la vicina di casa Lindsey (Lucy Liu), medico legale e appassionata di gialli che aiuterà Slevin a sopravvivere nel mondo della criminalità. Tutti i pezzi del puzzle si incastrano perfettamente solo alla fine del film, prima delle ultime scene sarebbe impossibile ricostruire tutta la catena degli indizi disseminati per la pellicola e il loro reale significato. Prima di allora l'attenzione dello spettatore verrà deviata dall'ottimo regista Paul McGuian che giostra la storia con sapienza, usando in un certo senso la mossa Kansas City cinematograficamente, ma con lo stesso fattore sorpresa di Goodkat. Da una commedia degli equivoci basata sullo scambio di persona si passa senza accorgersene negli ultimi minuti in una storia di violenza, sangue e vendetta in cui tutti gli attori getteranno la maschera e si riveleranno per quelli che sono davvero. E la storia avrà fine dove era iniziata, nello stesso aereoporto, ancora con Goodkat che chiuderà il cerchio di questo splendido film.
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, diario, dvd , slevin, patto criminale
martedì, 04 luglio 2006
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Beh oramai è ufficiale, ho interrotto la mia naturale regolarità. Per questo ho deciso che per i prossimi mesi scriverò una volta ogni 2 giorni, anche le visite, non solo il post, solitamente tendono a diminuire d'estate.
Ispirato da un commento a un post quì sotto ho deciso di fare un piccolo post sulle pellicole sul rock.
3. The Doors
Se c'è la vita di una rockstar che si presta a un film è proprio quella di Jim Morrison (Val Kilmer). Oliver Stone ovviamente la infarcisce di aneddoti più o meno verosimili, come quello della genesi di The End nel deserto, ma tutti che rientrano senza difficoltà nella psicologia del personaggio. La storia inizia dai banchi della scuola di cinematografia dove Jim incontrò i suoi futuri compagni di avventura passando per tutti gli album e i concerti più famosi, come quello di Miami, (e le amanti ovviamente) per poi arrivare alla sua partenza per Parigi appena finito di registrare LA Woman. Ieri tra le altre cose era anche il ventoicinquesimo anniversario della sua morte.
2. Velvet Goldmine
Questo è sicuramente il meno conosciuto dei 3 che vado a proporre. Il protagonista in questo caso è il glam rock, avanguardia nata nei primi anni '70 a Londra e che vede come suo massimo esponente gente del calibro del Duca Bianco, David Bowie. La storia è quella di un giornalista che nel 1984 deve tornare indietro con la memoria alla sua adolescenza per l'inchiesta su un cantante glam che finse il suo omicidio sul palco per fare scalpore. La bisessualità e la provocazione sono componenti fondamentali per questa avanguardia fatta di dandy androgini tra lustrini, payette e piume d'oca.
1. School Of Rock
School Of Rock è un capolavoro, quasi un manifesto. Jack Black è un fancazzista con la passione per il rock e un dubbioso futuro in una band che per raccimolare un po' di soldi si sostituisce ad un suo amico come supplente in una prestigiosa scuola elementare privata. Ben presto però le lezioni diventano sulla storia del rock e per poi trasformarsi nella preparazione alla battaglia delle band. AC/DC, Led Zeppelin, Who, Cream, Darkness fanno la colonna sonora per poi finire con una splendida It's A Long Way To The Top interpretata da ragazzi stessi. Da questo film poi sono nati una serie di reality come Rock School, presentato da Gene Simmons dei Kiss in UK, e anche School In Action arrivato da noi tramite MTV.
"Il potente ha comprato la musica, il potente si chiama MTV"
Ispirato da un commento a un post quì sotto ho deciso di fare un piccolo post sulle pellicole sul rock.
3. The Doors
Se c'è la vita di una rockstar che si presta a un film è proprio quella di Jim Morrison (Val Kilmer). Oliver Stone ovviamente la infarcisce di aneddoti più o meno verosimili, come quello della genesi di The End nel deserto, ma tutti che rientrano senza difficoltà nella psicologia del personaggio. La storia inizia dai banchi della scuola di cinematografia dove Jim incontrò i suoi futuri compagni di avventura passando per tutti gli album e i concerti più famosi, come quello di Miami, (e le amanti ovviamente) per poi arrivare alla sua partenza per Parigi appena finito di registrare LA Woman. Ieri tra le altre cose era anche il ventoicinquesimo anniversario della sua morte.2. Velvet Goldmine
Questo è sicuramente il meno conosciuto dei 3 che vado a proporre. Il protagonista in questo caso è il glam rock, avanguardia nata nei primi anni '70 a Londra e che vede come suo massimo esponente gente del calibro del Duca Bianco, David Bowie. La storia è quella di un giornalista che nel 1984 deve tornare indietro con la memoria alla sua adolescenza per l'inchiesta su un cantante glam che finse il suo omicidio sul palco per fare scalpore. La bisessualità e la provocazione sono componenti fondamentali per questa avanguardia fatta di dandy androgini tra lustrini, payette e piume d'oca.1. School Of Rock
School Of Rock è un capolavoro, quasi un manifesto. Jack Black è un fancazzista con la passione per il rock e un dubbioso futuro in una band che per raccimolare un po' di soldi si sostituisce ad un suo amico come supplente in una prestigiosa scuola elementare privata. Ben presto però le lezioni diventano sulla storia del rock e per poi trasformarsi nella preparazione alla battaglia delle band. AC/DC, Led Zeppelin, Who, Cream, Darkness fanno la colonna sonora per poi finire con una splendida It's A Long Way To The Top interpretata da ragazzi stessi. Da questo film poi sono nati una serie di reality come Rock School, presentato da Gene Simmons dei Kiss in UK, e anche School In Action arrivato da noi tramite MTV."Il potente ha comprato la musica, il potente si chiama MTV"
pensieri, musica, recensioni, riflessioni, cinema, diario, rock, doors
lunedì, 19 giugno 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Vi chiederete voi, che c'entra il titolo con la recensione di Volver? A parte il fatto che è quello che mi piacerebbe fare con Penelope Cruz, Volver, è una storia di ritorni (non a caso si chiama Ritornare ndr), dove alla fine tutti i nodi vengono al petting...ehm pettine (avevo ancora nella mente lo splendido ciondolo che porta Penelope nel film).Tornando a una parvenza di serietà, la storia si svolge nella Spagna rurale, quella dei piccoli paesi, ma che potrebbe tranquillamente svolgersi nell'Italia peninsulare, in terronia insomma. Interi nuclei familiari che passano le giornate a lucidare le lapidi dei propri cari, cortei senza fine dietro al carro funebre, nenie di ore delle donne vestite di nero che spulciano i rosari e così via.
L'argomento principale è quello dei rapporti familiari, tra mamma e figlia, di tragedie, incomprensioni e segreti tenuti nascosti per anni. Il centro di gravità verso il quale tutto confluisce è il personaggio splendidamente interpretato da Penelope Cruz, che è sia madre di una ragazza di 14 anni, sia figlia di una madre che fa uno strano ritorno. Potrebbe sembrare un polpettone (polpettone *sbav* ndHomer) ma invece la storia fila liscia fino alla fine, anche se forse gli ultimi 20 minuti sono un po' tirati per le lunghe, anche grazie ai numerosi colpi di scena.
Gli attori mi sono piaciuti tutti ma la Cruz è stata molto brava, a tratti ricordava la Sofia Loren della Ciociara dalla quale ha più volte ammesso di ispirarsi.
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, diario, almodovar, penelope cruz, volver
domenica, 11 giugno 2006
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Ieri sera cinema per non rimanere a casa. Oramai i film decenti scarseggiano e Volver era già stato visto da qualcuno della comitiva. Alla fine propendiamo per un bel film catastrofico.Poseidon è il remake di un film del 1972 con Gene Hackman, credo l'originale sia stato trasmesso da canale 5 qualche sera fa. La storia è riassumibile in un paio di righe.
A causa di un'onda anomala il Poseidon si ribalta e il gruppo dei protagonisti deve raggiungere la superfice.
Con Titanic, a cui molti l'hanno affiancato, ha in comune solo la tragedia marittima. La nave infatti si ribalta al decimo minuto, al contrario del Titanic, e questa è forse la parte più bella del film, vedere come muoiono i passeggeri, alcuni anche peggio di Final Destination.
In ogni caso il prosieguo degli eventi si può ricondurre al filo logico apri porta, passa alla successiva stanza, risolvi enigma, passa al livello superiore. Insomma certi videogiochi sono meno lineari. Qualche morto all'interno della task force che deve scappare, almeno un paio dei quali prevedibilissimi. L'unico inaspettato è il primo ad andarsene.
Alla fine ovviamente riescono ad uscire attraverso il condotto delle eliche e casualmente si trovano davanti una zattera aperta e gonfiata, con tanto di coperte, proprio nel momento in cui il Poseidon affonda definitivamente.
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, diario, poseidon
venerdì, 02 giugno 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Terzo episodio della saga di supereroi più longeva, anzi no, mi sa è alla pari con Batman che se non erro è costituita da 4 film. Ma questo x-man è il terzo, no? Infatti, ma è già in produzione il quarto.
Oltre al background di personaggi e situazioni ovviamente comuni a tutti i film, l'unico filo conduttore che lega i film è Jean Grey, morta in uno degli episodi precedenti, e che è ancora protagonista.
In ogni caso si tratta di un buon film. X-men è una delle poche saghe che è riuscita a rimanere su uno standard piuttosto alto in tutti i suoi film anche se i primi colpi li comincia a subire.
La storia è basata su un vaccino, scoperto da un'azienda farmaceutica, che permette di eliminare il gene mutageno e quindi trasformare i mutanti in persone normali. Magneto non è molto d'accordo e organizza la vendetta.
Piccolo consiglio: rimanete in sala fino alla fine dei crediti, c'è una piccola scena finale che riapre i giochi al quarto episodio.
Oltre al background di personaggi e situazioni ovviamente comuni a tutti i film, l'unico filo conduttore che lega i film è Jean Grey, morta in uno degli episodi precedenti, e che è ancora protagonista.
In ogni caso si tratta di un buon film. X-men è una delle poche saghe che è riuscita a rimanere su uno standard piuttosto alto in tutti i suoi film anche se i primi colpi li comincia a subire.
La storia è basata su un vaccino, scoperto da un'azienda farmaceutica, che permette di eliminare il gene mutageno e quindi trasformare i mutanti in persone normali. Magneto non è molto d'accordo e organizza la vendetta.
Piccolo consiglio: rimanete in sala fino alla fine dei crediti, c'è una piccola scena finale che riapre i giochi al quarto episodio.
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venerdì, 26 maggio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Passata la sbornia da acqua minerale del mio compleanno di ieri sono passato alla febbre, 37,5, bello schifo.
Puntuali come gli svizzeri i piratozzi americani hanno messo su l'ultima puntata, anzi le ultime 2, di Lost: Live Together ... Die Alone, da una frase pronunciata dal buon Dok Jack.
Ieri sera senza sottotitoli, e senza particolari problemi di comprensione, ho visionato questo davvero gran finale. La prima serie vi ha lasciati con un palmo di naso per come è finita? La seconda potrà fare di peggio.
ATTENZIONE! SPOILER! Non continuate la lettura se non volete rovinarvi la sorpresa.
Due grandi rivelazioni negli ultimi 10 minuti: innanzitutto cosa ha causato l'incidente del volo Ocean 815 e, cosa tra l'altro strettamente collegata, quello che succede se non viene premuto il tasto. Ricordate la barca che viene scorta da Sun sul finire di Three Minutes? (la ricordate solo se avete visto la seconda serie). In ogni caso, è quella di Desmond che aveva tentato la fuga dall'isola ma vi aveva inesorabilmente fatto ritorno. Jack riesce a convincerlo a non premere più il bottone perchè, dopo aver scoperto l'altra botola, quella della Perla, gli racconta che si tratta di una mistificazione, di un esperimento a loro scapito. Con la disapprovazione di Mr. Eko riescono nel loro intento e scoprono, a loro scapito, che i numeri servono a scaricare una immensa fonte elettromagnetica che si trova sotto l'isola. Desmond, con una chiave di emergenza, riesce a salvare l'isola quando la situazione stava per diventare irrecuperabile.
Mentre il counter stà per raggiungere lo 0 Desmond analizza i log trovati nel laboratorio Perla e scopre che ha causato il disastro aereo facendo sovraccaricare il magnete durante un precedente incidente.
Nel frattempo Jack, Kate, Sawyer, Hugo e Mike si dirigono verso l'accampamento degli altri. Durante il tragitto uccidono uno di loro che li stava seguendo e nel diverbio che ne segue Mike confessa il piano. Nel frattempo, Sahyd, Sun e Jin circumnavigano l'isola per poter vedere se MIke aveva detto la verità e scoprono una scultura di un piede immenso, una specie di colosso di Rodi. Arrivano anche al campo degli altri ma scoprono che si tratta di un set utilizzato per ingannare Mike. Tornando al gruppo, vengono attaccati dagli altri che li fanno prigionieri. Finale su un molo: Walt viene restituito a Mike insieme a una barca e partono alla volta dei soccorsi, Hugo viene liberato perchè possa tornare al campo a riferire cosa è successo e gli altri 3 vengono catturati e, parole di uno degli altri, portati a casa loro.
Insomma ancora un finale che lascia in sospeso troppe cose. Leggendo in giro la terza serie si concentrerà sulla lotta con gli Altri e sulle storie d'amore, nelle ultime scene infatti Charlie e Claire si danno il loro primo bacio.
Due link consigliati:
http://www.enterthecode.com/ : la salvezza del mondo è nelle vostre mani...
http://lost.cubit.net/investigations.php : un blog in cui vengono riportate tutte le coincidenze di Lost, incroci tra le vite dei personaggi durante i flashback, strane inquadrature ecc...
Puntuali come gli svizzeri i piratozzi americani hanno messo su l'ultima puntata, anzi le ultime 2, di Lost: Live Together ... Die Alone, da una frase pronunciata dal buon Dok Jack.
Ieri sera senza sottotitoli, e senza particolari problemi di comprensione, ho visionato questo davvero gran finale. La prima serie vi ha lasciati con un palmo di naso per come è finita? La seconda potrà fare di peggio.
ATTENZIONE! SPOILER! Non continuate la lettura se non volete rovinarvi la sorpresa.
Due grandi rivelazioni negli ultimi 10 minuti: innanzitutto cosa ha causato l'incidente del volo Ocean 815 e, cosa tra l'altro strettamente collegata, quello che succede se non viene premuto il tasto. Ricordate la barca che viene scorta da Sun sul finire di Three Minutes? (la ricordate solo se avete visto la seconda serie). In ogni caso, è quella di Desmond che aveva tentato la fuga dall'isola ma vi aveva inesorabilmente fatto ritorno. Jack riesce a convincerlo a non premere più il bottone perchè, dopo aver scoperto l'altra botola, quella della Perla, gli racconta che si tratta di una mistificazione, di un esperimento a loro scapito. Con la disapprovazione di Mr. Eko riescono nel loro intento e scoprono, a loro scapito, che i numeri servono a scaricare una immensa fonte elettromagnetica che si trova sotto l'isola. Desmond, con una chiave di emergenza, riesce a salvare l'isola quando la situazione stava per diventare irrecuperabile.
Mentre il counter stà per raggiungere lo 0 Desmond analizza i log trovati nel laboratorio Perla e scopre che ha causato il disastro aereo facendo sovraccaricare il magnete durante un precedente incidente.
Nel frattempo Jack, Kate, Sawyer, Hugo e Mike si dirigono verso l'accampamento degli altri. Durante il tragitto uccidono uno di loro che li stava seguendo e nel diverbio che ne segue Mike confessa il piano. Nel frattempo, Sahyd, Sun e Jin circumnavigano l'isola per poter vedere se MIke aveva detto la verità e scoprono una scultura di un piede immenso, una specie di colosso di Rodi. Arrivano anche al campo degli altri ma scoprono che si tratta di un set utilizzato per ingannare Mike. Tornando al gruppo, vengono attaccati dagli altri che li fanno prigionieri. Finale su un molo: Walt viene restituito a Mike insieme a una barca e partono alla volta dei soccorsi, Hugo viene liberato perchè possa tornare al campo a riferire cosa è successo e gli altri 3 vengono catturati e, parole di uno degli altri, portati a casa loro.
Insomma ancora un finale che lascia in sospeso troppe cose. Leggendo in giro la terza serie si concentrerà sulla lotta con gli Altri e sulle storie d'amore, nelle ultime scene infatti Charlie e Claire si danno il loro primo bacio.
Due link consigliati:
http://www.enterthecode.com/ : la salvezza del mondo è nelle vostre mani...
http://lost.cubit.net/investigations.php : un blog in cui vengono riportate tutte le coincidenze di Lost, incroci tra le vite dei personaggi durante i flashback, strane inquadrature ecc...
E infine il trailer di Live Together, Die Alone!
riflessioni, cinema, diario, recensione, televisione, lost, pernsieri
martedì, 23 maggio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Comincio a pensare che la mia fantasia sia metereopatica. Quì a Milano, nonostante il caldo, il cielo e grigio e a me manca l'ispirazione.Per non lasciare i miei fidati lettori a bocca asciutta oggi vorrei consigliare questo splendido film, i Soliti Sospetti, con Kevin Spacey e Benicio Del Toro tra gli altri, visto stasera e consigliando dalla top 250 di imdb.
Come The Inside Man è la storia di una rapina ma ben più spettacolare. Inoltre non è concentrato solo nelle poche ore dell'operazione ma spiega ampiamenti tutte le vicissitudini che hanno portato poi alle vicende narrate. Come The Inside Man gli ultimi 10 minuti sconvolgono tutto il film. Anzi, c'è un doppio finale: i penultimi 10 minuti sconvolgono il film, gli ultimi 10 sconvolgono i precendenti e tutto per rispondere alla domanda:
Ma chi è Kaiser Sose?
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, news, diario, notizie, i soliti sospetti
sabato, 20 maggio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Ed eccomi di ritorno dalla visione del film più discusso degli ultimi tempi. Devo dire che non ricordo una tale mobilitazione di alte sfere e piccoli credenti per una pellicola cinematografica.Premetto che parlerò senza molto ritegno quindi sconsiglio la lettura a chi non ha almeno letto il libro ma ha intenzione di andarlo a vedere.
Non so se il libro è scritto meglio (ma ne dubito leggendo alcune recensioni) ma la storia non è tutta questa suspance: si tratta di una serie di spostamenti della coppia protagonista in cui lo spettatore si aspetta già quello che poi in effetti verrà trovato. Tranne un'unico sbandamento dalla sedia Ron Howard non ha saputo creare scene sul filo del rasoio, che tengono lo spettatore incollato alla poltrona. Si rivela un susseguirsi di chiese, catacombe, viste dall'occhio piuttosto noioso dello studioso che si comporta da tale. Onorevole ma non adatto a una pellicola. Non è un film d'azione perchè non ci sono scene d'azione o di avventura quindi niente Indiana Jones e l'Ultima Crociata. Non è un film storico perchè, come già detto, si basa su fondamenta d'argilla. Ma anche come la trama principale è incastonata in questo contesto pseudo storico lascia il tempo che trova, avrei messo la mano sul fuoco già dal primo tempo sull'identità della protagonista femminile.
Il doppiaggio pessimo con una commistione di luoghi comuni, non vedo alcun motivo per cui i francesi quando parlano in italiano, debbano tutti avere le r mosce. Questo ha influito molto sul mio giudizio sugli attori come Audrey Tautou e Jean Reno, che solitamente apprezzo molto e che mi è sembrato tutt'altro che brillante in questo caso.
Ho sbadigliato più volte durante la visione del film e nella scena clou è scappata anche una risata generale. E allora da dove arriva il successo di questo film? Perchè tanta gente ha comprato il libro? Semplice, perchè alla gente piace credere nelle favole e quale favola è più intrigante di quella di Gesù? Diventa quasi seducente anche solo osare pensare che la figura che sin da bambini è stata dipinta come divina possa essere stata talmente umana da sposarsi e che tutta la successiva storia dell'umanità sia stata pilotata per nascondere questo "terribile" segreto, tanto importante che avrebbe fatto perdere tutto il potere della più grande istituzione della storia.
La stroncatura generale è proprio dovuta al fatto che quella favola su di me non ha avuto effetto. Più volte mi sono informato, ben prima che il Codice Da Vinci uscisse e facesse parlare di sè e tutta la materia non mi era affatto nuova quindi ogni passo che conduceva al successivo mistero, la questione degli apostoli all'ultima cena, i templari, i merovingi, il femmineo, il sang real, era un qualcosa che mi suonava di già visto troppe volte. Mi meraviglio che non ci abbiano infilato dentro anche Rennes Le Chateux.
pensieri, recensioni, riflessioni, cinema, news, diario, notizie, attualità , dan brown, il codice da vinci
mercoledì, 17 maggio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Ultimi stralci di stagione cinematografica in Italia quindi i film che vale la pena vedere cominciano a ridursi all'osso. Argomentazione che non vale per i grandi nomi americani, vedi il Codice Da Vinci, che escono in contempranea con gli USA dove la vera stagione cinematografica è alle porte. Inside Man è il nuovo film, anzi come recitano titoli iniziali "the new joint" (la nuova canna), di Spike Lee. La storia è piuttosto semplice: il film si svolge nell'arco temporale di alcune ore durante le quali una banca nel pieno centro di New York viene presa d'assalto non tanto per i milioni di dollari ma per i segreti scomodi che celano le sue cassette di sicurezza. Nonostante la trama sia piuttosto semplice il film è intrigante grazie anche all'uso di flashback e flashforward (esiste?) degli interrogatori successivi alla rapina. Il finale è decisamente col botto, a dir poco geniale la fuga dalla banca, non stupitevi se vi verrà voglia di provarlo.
Quello che mi ha colpito di più, oltre al plot principale, è che Inside Man è un film ambientato a New York su New York, con le vicende di vita quotidiana, la paura del terrorismo di Alquaeda, le distinzioni razziali ecc ecc.
Significativa in questo senso una delle scene iniziali, subito prima della rapina, in cui 3 persone fanno la fila per lo sportello. Davanti c'è un uomo afro-americano con suo figlio che gioca con la PSP e che, in una scena più avanti, proverà ammirazione, influenzato dalla società moderna, per il rapinatore perchè presto sarebbe diventato ricco. Subito dietro una donna prosperosa, bianca, la classica figura della persona che sembra parlare da sola ad alta voce mentre invece è al telefonino con un'amica, e che per il tono alto viene ripresa da un uomo della sicurezza, e infine un ragazzo di origini estremo-orientali con il suo iPod, che dopo La Guerra dei Mondi fa ancora la sua comparsa sul grande schermo.
Mi è piaciuto molto questo Inside Man, non conoscevo Spike Lee come regista, credo mi dovrò informare meglio.
E venerdì sera mi aspetta il Codice Da Vinci, cinema Odeon alle 22.30. Io già prevedo una mezza delusione, non tanto perchè estimatore del libro (che non ho letto), ma per il polverone alzato dal Vaticano su fatti che già si conoscevano ampiamente (il Vangelo di Tommaso) e per le sue fondamenta di cartapesta (il Protocollo dei Savi di Sion è stato dichiarato un falso già alcuni anni dopo la sua scoperta avvenuta nel XIX secolo in una biblioteca francese).
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sabato, 01 aprile 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Volevo solo segnalare a tutto il gentile pubblico che in allegato con il mensile XL, credo a sua volta allegato giovedì a repubblica ma dovrebbero darvelo senza problemi, potete trovare lo splendido fumetto di V per Vendetta.Il prezzo è di 9.90€ per circa 270 pagine, in fumetteria è disponibile invece un'edizione con 8 pagine inedite al prezzo però di 21€. La copertina è quella che vedete nella foto a sinistra con un piccolo logo di XL al posto di quello azzurro, sopportabile visto il differenziale di prezzo. Il volumetto è brossurato e la carta è patinata, insomma di discreta qualità.
Leggendo il romanzo a fumetti si nota subito che è stato scritto quasi 25 anni fa e che il film ha preferito renderlo meno brutale ma più moderno con l'aggiunta e il cambiamento di scene. In ogni caso il film mi sembra abbastanza fedele, anzi riprende lo spirito e il messaggio che V vuole portare all'Inghilterra e lo amplifica usando le tecniche dispinibili alla cinematografia.
pensieri, recensioni, cinema, fumetti, weblog, entertainment
mercoledì, 22 marzo 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Certi film sono belli, certi film sono profondi, certi film fanno cagare, certi film fanno riflettere. V per vendetta appartiene a quest'ultimo genere (insieme ovviamente al primo).La storia è abbastanza semplice: l'Inghilterra è la superpotenza di in un futuro prossimo e ipotetico in cui gli USA sono in guerra civile. Il potere è in mano a un partito e a un uomo, il Gran Cancelliere, che domina tutti gli aspetti delle vite degli inglesi in uno scenario Orwelliano alla 1984.
Eh si perchè l'ispirazione è quella, 1984 di Orwell nonchè lo splendido Brazil di Terry Gilliam, oltre che ovviamente il fumetto di Moore. Un film anti-utopistico il cui protagonista è un anti-eroe dai metodi poco ortodossi, V per l'appunto, dotato di forza e capacità sovraumane, che si ispira a Guy Fawkes e all'arcinota rivolta delle polveri e che ha tutta l'intenzione di vendicarsi dei suoi carnefici ma anche di far riscoprire agli inglesi il sapore della libertà.
Questa è la base della trama ma il vero punto di forza è il messaggio di libertà che viene trasmesso. V da appuntamento agli inglesi per il 5 novembre, anniversario della rivolta delle polveri, perchè farà saltare in aria il Parlamento con annesso Big Bang "Perchè gli inglesi hanno bisogno di libertà più che di un palazzo". Nei mesi precedenti però continua in una serie di attentati per minare alle basi il potere del Grande Cancelliere, il quale, non riuscendo a fermare V, ordina alla TV di stato di tenere la popolazione in un perenne stato di terrore, di paura "Dobbiamo fargli capire che il 5 novembre saranno sull'orlo dell'oblio" e così vengono bombardati di notizie di guerre, siccità, carestie, malattie.
In quelle scene ho tristemente visto il mondo di oggi che è nato quell'11 settembre 2001, le quotidiane notizie sul pericolo di attentati, sull'influenza dei polli o sulla mucca pazza, che preoccupano ogni giorno l'uomo comune e lo tengono in uno stato di ansia controllata. Il partito del Grande Cancelliere è forse diverso dal regime che si è stabilito in Cina? Esattamente allo stesso modo viene controllata l'informazione, esattamente allo stesso modo i dissidenti politici vengono arrestati e di loro non si sa più niente. In Cina può capitare che un blogger come me, come te, venga incriminato e condannato a 10 anni di carcere (ed è notizia dei giorni scorsi). In decine di paesi del mondo gli omosessuali vengono discriminati e subiscono le peggiori torture allo stesso modo. Forse non siamo così lontani da quello stato delle cose che ci sembra così surreale.
Tornando al film, visto che è sceneggiato dai fratelli Wachowski, ho il tremendo terrore che come hanno fatto per Matrix, si siedano al tavolino e decidano come rovinare la serie con altri 2 film. Sarebbe un gran peccato ma devo dire che purtroppo le basi le hanno piantate nel primo film.
Nota VIP: in sala, a qualche posto di distanza sulla mia fila, c'era seduto Antonio Ricci, il regista di Striscia La Notizia.
recensioni, cinema, notizie, attualità , v per vendetta
sabato, 04 marzo 2006
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Ottima serata di carnevale quella di ieri sera! Essendo venerdì non potevo mancare all'appuntamento del cinema Mexico con il Rocky Horror e quale occasione migliore di carnevale per travestirsi a tema?
Senza partire subito di fantasia, ancora non mi vedrete in autoreggenti e corsetto, ho scelto un travestimento più sobrio, da Eddie: pallidume di fondo, una ferita sulla fronte con tanto di sangue che gronda e un occhio nero. Certo, Meatloaf era vagamente più in carne di me ma almeno lo ricordavo.
Senza partire subito di fantasia, ancora non mi vedrete in autoreggenti e corsetto, ho scelto un travestimento più sobrio, da Eddie: pallidume di fondo, una ferita sulla fronte con tanto di sangue che gronda e un occhio nero. Certo, Meatloaf era vagamente più in carne di me ma almeno lo ricordavo.
cinema, milano, foto, musical, rocky horror
domenica, 26 febbraio 2006
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cinema, usa , notizie, sesso, idiota, divertente, american pie
martedì, 31 gennaio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Ogni volta che vedo un film di Bud Spencer e Terence Hill rimango sorpreso. Oramai sono 15 anni che guardo ininterrottamente i loro film ad ogni passaggio in tv e non mi hanno mai deluso. Per me sono degli assoluti miti, hanno riempito la mia infanzia, la mia adolescenza e continuano a divertirmi senza il minimo segno di vecchiume, stiamo parlando pur sempre di film che hanno anche oltre 30 anni.
Altrimenti ci arrabbiamo, Nati con la camicia, Trinità, Miami supercops, Due superpiedi quasi piatti, Non c'è due senza quattro, Chi trova un amico trova un tesoro... potrei andare avanti ancora per molto. Magari aggiungerci i film con solo Carlo Pedersoli (il vero nome di Bud) e Piedone l'Africano, ad Hong Kong, Piedone d'Egitto, Superfantagenio, Uno sceriffo poco extra e molto terrestre, Chissà perchè capitano tutte a me, sono tutti dei piccoli grandi pezzi della mia vita.
Sono delle perle del cinema italiano, sempre pronti a regalare qualche ora di gioia in compagnia del forzuto Bud e dello scaltro Terence, senza mai essere volgari, il massimo della nudità che ricordo è il sedere con cui parla Bastiano Coimbra Iazevego a Rio in Non c'è due senza quattro, e sempre farciti di buoni sentimenti dietro a tutti quei cazzottoni e risse.
E non dimentichiamo la parte culinaria, rimarrà nella storia la battuta "Ce la giochiamo a birra e salsicce" o i fagioli mangiati direttamente dalla padella con il cucchiaione in legno (un piatto fantastico, grazie a loro è entrato nella mia dieta abituale).
Per concludere uno scambio di battute da Trinità, che ora sto guardando su Rete4, quando Bambino e Trinità arrivano nella valle dei mormoni insieme:
Tobia: "Salve Fratelli"
Bambino: "Salve, (sottovoce a Trinità) a gliel'hai detto tu che siamo fratelli?"
Trinità: "E chi lo conosce"
Mormone: "E' Dio che vi manda"
Tobia: "No, passavamo di quì per caso"
Oppure dopo la rissa con gli scagnozzi:
Trinità: "Be', quando ha detto che nostra madre è una vecchia bagascia..."
Bambino: "Ma è la verità!"
Trinità: "Si, ma non è vecchia!"
cinema, film, trinità , terence hill, bud spencer
giovedì, 19 gennaio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Questi sono gli argomenti chiave di questo bel film di Woody Allen, quello che da tutti è stato additato come il ritorno all'eccellenza del regista newyorkese.Il main plot è abbastanza semplice: un giovane irlandese maestro di tennis (Rhys-Meyers) in uno di quei club per l'alta società inglese trova l'amore con una giovane e ricca ereditiera (Penelope Wilton) ma nel frattempo è coinvolto in una relazione parallela con una femme-fatal (Scarlett Johansson).
Fare una agiata vita da manager in carriera, grazie al potere del suocero, oppure tornare nella normalità e inseguire un amore sensuale e appagante?
Questo il dubbio del giovane Chris.
Gli eventi ed il destino condurrano Chris nelle sue decisioni in un turbine di eventi che si concentrano nel secondo tempo.
La fortuna è la padrona dell'80% del film, la palla da tennis che colpisce la rete e quindi decide se rimbalzare nel nostro campo facendoci perdere oppure di oltrepassare la linea e decretare un punto a nostro favore. Un incontro fugace e casuale permette a Chris di riprendere la sua relazione extra-coniugale e un'altro innescherà la miccia fino al botto finale. Nel rimanente 20% lo spettatore si domanda se c'è giustizia a questo mondo, se con il delitto c'è anche il castigo ma non dico nient'altro per non rovinare la sorpresa.
La colonna sonora operistica fa da contrasto e sottolinea gli eventi con puntualità.
Bello, devo dire che mi è piaciuto, un ottimo thriller sopratutto per quel che riguarda il secondo tempo, il primo fondamentalmente serve a costruire le basi delle varie storie d'amore.
recensioni, amore, cinema, woody allen, delitto e castigo, match point
mercoledì, 18 gennaio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Come promesso, anche se con un po' di ritardo, vengo a parlarvi di King Kong.Premetto di non aver mai visto interamente nè quello dei 30 nè quello dei 70 quindi non so esattamente dove Jackson ci abbia messo del suo.
King Kong dura oltre 3 ore e finchè non arrivano a Skull Isand da spesso l'impressione di essere eccessivamente lento e prolisso.
Una volta arrivati sull'isola le cose cambiano radicalmente, ad ogni angolo c'è un mostro diverso, che sia ragno, rettile o scimmione. Questo diventa particolarmente paradossale a circa metà film con una serie di scene d'azione e combattimenti concatenati tra loro.
Il peloso scimmione è reso perfettamente sia tecnicamente che psicologicamente. Come successo per la guerra dei due mondi la spettacolarità degli eventi è solo un velo che copre la realtà psicologica dei personaggi. In questo caso c'è l'amore quasi tenero di Kong per la bella biondazza di turno che per la prima volta gli fa sciogliere il cuore.
In definitiva un buon film ma assolutamente non un capolavoro al livello della Compagnia dell'Anello o del Ritorno del Re.
Stasera si va a vedere il nuovo di Allen, stay tuned.
recensioni, amore, cinema, jackson, king kong
sabato, 14 gennaio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Oggi seconda serata cinefila in 3 giorni e con due film che hanno un certo risvolto in comune, ossia un tormentato rapporto tra uomo e donna, ovviamente per ragioni molto diverse. Da una parte c'è uno scimmione e una bella biondazza in King Kong, dall'altra una pellerossa e un colono inglese, protagonisti di The New World. Proprio da quest'ultimo vorrei iniziare visto che i ricordi, anzi le emozioni sono ancora vive.
Le navi sovrastate dalla croce di Sant'Andrea che sopraggiungono sulle coste della Virginia sono l'inizio del nuovo film di Terrence Malick, già autore del meraviglioso "La Sottile Linea Rossa". Come tutti sapranno è la storia di Pocahontas e John Smith e del loro tormentato amore.
Nella prima mezz'ora, forse di più, non c'è uno scambio di battute che duri più di qualche secondo. Tutta la narrazione, e così succederà fino alla fine, sarà lasciata alle immagini meravigliose della natura vergine e dalla voce fuori campo di lei o di lui che mettono le proprie emozioni in parole, anzi in poesia.
La protagonista infatti è la natura, la grande madre, quando ancora poteva essere chiamata tale.
John Smith "contamina" la giovane e ingenua pellerossa con il suo amore cambiandola, costringendola a anteporre le ragioni del suo cuore alla sua gente.
Insieme all'animo di Pocahontas, che rimane comunque in profondità uno spirito libero fino alla triste fine, cambia la sua gente che entrando in contatto con gli inglesi conoscono la violenza, la gelosia e l'avarizia.
In Italia è stato presentato come un film d'azione, di guerra, beh lo è davvero in minima parte anzi il ritmo è lento o per meglio dire meditativo e contemplativo. Altri si aspettavano un film d'amore e credo che anche loro siano stati delusi perchè va ben oltre.
Questi due elementi uniti alla tarda ora (il film è iniziato verso le 23 e finito oltre l'1) hanno portato a una certa maleducazione in sala. Gente che si alzava e se ne andava, vociare ad ogni cambio di scena, frizzi e lazzi fino agli ultimi secondi.
recensioni, cinema, king kong, the new world
venerdì, 13 gennaio 2006
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
L'altro giorno ho visto King Kong al cinema, sul quale entrerò nel merito in un altro post, ma ora ho le prove che la sensazione che avevo avuto su una scena era giusta.All'inizio, durante la corsa in macchina per scappare dai produttori, Jack Black e l'assistente parlano di un'attrice che potrebbe sostituire quella che ha dato forfait.
Il dialogo è più o meno così:
Assistente - Ci vuole una ragazza che stia bene nella 38.
Black - Fay ha la 38.
Assistente - Si è vero ma sta girando un film con la RKO
Black - Cooper...lo immaginavo...
Fay non è altro che Fay Wray, la protagonista, la RKO la casa di produzione e Cooper il regista...del King Kong del 1933!
Grande Giove...
(il Rocky Horror nuoce gravemente alla salute)
citazioni, cinema, film, jackson, king kong
sabato, 17 dicembre 2005
scritto da MikyInTheSky| Home | Permalink| Commenti
Ieri ancora una volta serata dedicata esclusivamente al Rocky Horror Picture Show, questa volta sono stato sverginato per quel che riguarda l'esperienza cinematografica. Il cinema Mexico di Milano è consacrato dal 1981 a tempio italiano del film, quì infatti dal 1981 regolarmente vengono organizzate serate con la proiezione del film, animazione e attori che mimano!
Appena arrivati c'era un bel po' di gente, molti con la prenotazione, noi compresi, e all'interno infatti il cinema era pieno per i 2/3 circa. 2 simpatiche trasilvane vendevano a 2€ il set da Rocky Horror ma io ero munito da casa. I set comprende, oltre alle istruzioni, il coso per fare casino dei Transilvani, riso, coriandoli, carta igienica, un guanto e le carte.
Inizia il film, anzi inizia l'animazione, sigle su sigle della 20th century fox da cantare, riso da lanciare al momento del matrimonio e poi tutti in piedi per ballare il Time Warp. Simona quindi mi fa alzare di forza per ballare Hot Patootie coinvolgendo una simpatica e arzilla vecchietta che balla con me. Lo schiocco del guanto al momento del discorso in laboratorio e ancora riso per il matrimonio tra Rocky e Frank. I ragazzi del cast del Mexico sono davvero bravi, pronti a interagire con il film ad ogni battuta e a mimare le parti del film. La carta igienica vola in quantità industriale per la sbendazione di Rocky. Un'altra chicca sono le carte da lanciare al floorshow quando canta "Cards for sorrow, cards for pain" ma in pochi la capiscono. Ancora in piedi a ballare Rose Tints My World, oramai unici in tutta la sala. Per fortuna dopo un po' si alza un gruppo di ragazzi di un liceo classico di Varese a farci compagnia.
Insomma una gran bella serata, la proiezione va avanti il 13 gennaio, spero davvero di esserci perchè mi sono divertito molto e ogni proiezione del Rocky Horror è uno spettacolo a sè.
Appena arrivati c'era un bel po' di gente, molti con la prenotazione, noi compresi, e all'interno infatti il cinema era pieno per i 2/3 circa. 2 simpatiche trasilvane vendevano a 2€ il set da Rocky Horror ma io ero munito da casa. I set comprende, oltre alle istruzioni, il coso per fare casino dei Transilvani, riso, coriandoli, carta igienica, un guanto e le carte.
Inizia il film, anzi inizia l'animazione, sigle su sigle della 20th century fox da cantare, riso da lanciare al momento del matrimonio e poi tutti in piedi per ballare il Time Warp. Simona quindi mi fa alzare di forza per ballare Hot Patootie coinvolgendo una simpatica e arzilla vecchietta che balla con me. Lo schiocco del guanto al momento del discorso in laboratorio e ancora riso per il matrimonio tra Rocky e Frank. I ragazzi del cast del Mexico sono davvero bravi, pronti a interagire con il film ad ogni battuta e a mimare le parti del film. La carta igienica vola in quantità industriale per la sbendazione di Rocky. Un'altra chicca sono le carte da lanciare al floorshow quando canta "Cards for sorrow, cards for pain" ma in pochi la capiscono. Ancora in piedi a ballare Rose Tints My World, oramai unici in tutta la sala. Per fortuna dopo un po' si alza un gruppo di ragazzi di un liceo classico di Varese a farci compagnia.
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Nome: Michele
location: tra Salerno e Milano
occupazione: studente di economia
nato il 25/05/85
MSN/gTalk/email: michele.dimaio°at°gmail°dot°com .:: adoro ::.
la pizza, l'informatica, la musica, gli amici, le donne, mangiare, l'arte, il cielo notturno, il cinema, milano, salerno, dormire, l'odore di benzina, il mio lettore mp3
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Sto leggendo:
Così Parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno
Un antico profeta persiano torna in un mondo moralmente lacerato per porre riparo al suo fatale errore. Zarathustra diventa così profeta della saggezza dionisiaca,che è gioiosa accettazione della vita in ogni suo aspetto,e affronta una difficile esperienza tra gli uomini,deciso a redimerli e soprattutto a liberarli dalla morale cristiana.
Ho letto di recente:
Aldous Huxley - Le Porte Della Percezione


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